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Guida

In bici con il freddo e con il caldo: cosa cambia e cosa serve

Con il freddo contano mani, orecchie e collo; con il caldo contano orario e ombra. Due logiche opposte per lo stesso tragitto.

Mani con i guanti sul manubrio di una bicicletta in una mattina invernale, fiato visibile per il freddo

Il freddo e il caldo si affrontano con due logiche opposte. Con il freddo contano le estremità e il vento; con il caldo contano l'ombra, l'orario e l'acqua. In entrambi i casi il corpo che pedala produce calore, quindi la sensazione dei primi cinque minuti non è quella del resto del tragitto.

È l'errore più comune di chi ricomincia in inverno: si esce vestiti come per stare fermi alla fermata dell'autobus e dopo dieci minuti si è sudati, che è la condizione peggiore possibile quando si arriva e si smette di muoversi.

Sotto i dieci gradi: le estremità

Il tronco si scalda da solo. Quello che si raffredda sono mani, orecchie e collo, perché restano immobili e esposte al vento relativo. Un paio di guanti adeguati, una fascia o un cappellino sottile sotto il casco e uno scaldacollo cambiano il tragitto invernale più di qualunque giacca. I piedi si proteggono con calze più spesse e, sopra, un copriscarpa se piove.

La regola del vestirsi è: freschi in partenza, giusti dopo dieci minuti. Chi parte al caldo perfetto arriva sudato. Tre strati sottili funzionano meglio di uno spesso, perché si può aprire o togliere uno strato senza fermarsi a lungo.

Ghiaccio

Sotto i tre o quattro gradi, dopo una notte serena, le zone d'ombra e i ponti restano ghiacciati anche quando il resto della strada è asciutto. Sono i punti in cui non si frena e non si sterza. Se il ghiaccio è diffuso, quel giorno la bici resta a casa: non esiste una tecnica che compensi la mancanza di aderenza.

Gomme e meccanica con il freddo

Il freddo abbassa la pressione delle gomme, quindi in inverno il controllo mensile diventa più utile. I cavi dei freni e del cambio si irrigidiscono e le guarnizioni indurite perdono scorrevolezza: se la leva del freno diventa dura, spesso è il cavo e non il pattino. Le batterie delle luci durano meno, quindi conviene ricaricarle più spesso.

Sale e umidità sono la combinazione che consuma la trasmissione più rapidamente. Dopo i tragitti su strade trattate conviene passare un panno umido sulla catena e riasciugarla, come indicato nella pagina su manutenzione.

Sopra i trenta gradi: orario e ombra

Con il caldo il fattore che si controlla è l'orario. Le prime ore del mattino e la sera dopo il tramonto rendono praticabile qualunque tragitto urbano; le ore centrali di una giornata estiva cambiano completamente il giudizio. Chi non può scegliere l'orario può scegliere la strada: un percorso all'ombra, anche più lungo, è più veloce da sopportare.

La velocità va ridotta di proposito: pedalare piano genera meno calore e la ventilazione resta sufficiente. Un litro d'acqua nel portaborraccia copre un tragitto urbano; sopra i trenta gradi la sete arriva dopo la disidratazione, quindi conviene bere prima di avere sete.

Arrivare presentabili

Il problema pratico del caldo non è pedalare: è arrivare. Le soluzioni che funzionano sono banali e vengono trascurate. Portare la camicia nello zaino invece di indossarla. Arrivare cinque minuti prima e restare all'ombra. Tenere in ufficio un asciugamano piccolo e un cambio. Ridurre la velocità nell'ultimo chilometro, che è quello che decide come si arriva.

Chi ha un tragitto lungo e non può contare su un posto per cambiarsi trova nell'assistenza al pedale una risposta concreta: si pedala con meno sforzo e si sudano meno, come spiega la pagina sulle bici elettriche. In alternativa si spezza il tragitto con il treno, come descritto nella pagina sull'intermodalità.

Domande frequenti

Come si veste chi pedala in inverno?

Freschi in partenza e giusti dopo dieci minuti, con tre strati sottili invece di uno spesso. La priorità va a mani, orecchie e collo: sono le parti che restano immobili ed esposte al vento relativo.

Si può pedalare con il ghiaccio?

Meglio no quando è diffuso. Dopo una notte serena, sotto i tre o quattro gradi, zone d'ombra e ponti restano ghiacciati anche con il resto della strada asciutto, e non esiste tecnica che compensi la mancanza di aderenza.

Il freddo cambia la pressione delle gomme?

Sì, la abbassa: in inverno il controllo della pressione diventa più utile. Si irrigidiscono anche i cavi di freni e cambio, e le batterie delle luci durano meno.

Come si evita di arrivare sudati con il caldo?

Riducendo la velocità, soprattutto nell'ultimo chilometro, scegliendo un percorso in ombra e portando il cambio nello zaino invece di indossarlo. Cinque minuti di margine all'arrivo valgono più di qualunque tessuto tecnico.

Quanta acqua serve per un tragitto urbano estivo?

Una borraccia da mezzo litro o un litro copre gli spostamenti urbani. Sopra i trenta gradi conviene bere prima di avere sete, perché la sete arriva quando la disidratazione è già iniziata.

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